Diciamolo: la cucina cinese è buona perché il 142% del cibo è fritto. Certo tu non lo sai ma è probabile che ti diano anche del cartone insieme ai funghi, però va lodato che siano capaci di friggere anche la nutella, cosa che ho provato a fare senza riuscirci (sti ‘nfami che non ti danno la ricetta manco se rinunci ai punti!).
Anche l’aria delle più grandi capitali europee però è pervasa dell’odore di fritto. Mi domando se il loro elevato senso civico ne sia in qualche modo una conseguenza.
E questo post per l’appunto è basato anch’esso su una cosa fritta. L’aria precisamente. Il che denota l’elevata profondità di cui sarà pervaso.
Ma la verità è che non serve necessariamente una motivazione quando si ha voglia di scrivere, non serve per forza che sia accaduto un cataclisma per pubblicare un articolo, quando senti il fuoco dentro, e questo vale per qualunque passione, ogni pretesto è buono per assecondarlo: lo scrittore scarabocchia perché gode anche solo a tenere tra le mani una penna e un foglio di carta, il musicista strimpella note a caso assaporando il suono emesso dal suo strumento, il fotografo scopre interessante anche il particolare più insipido mentre il mio capo canta nonostante sia stonato come una campana. Anzi no, io sono stonata, la sua voce stride contro le corde vocali che cedono per pura disperazione.
E poi ci sono quelle persone che di aria fritta si riempiono la bocca vantandosi a destra e a sinistra “io così, io di qua…” e se ne dimenticano, ma non sanno che gli altri però ricordano.
E appunto. Cos è che dovevo scrivere?
giovedì 3 maggio 2012
Il fritto. Una filosofia di vita
giovedì 19 aprile 2012
Frammenti. Cose viste. Cose dimenticate.
Ho pensato di mettere insieme piccoli eventi accaduti alla sottoscritta che postati da soli avrebbero solamente contribuito a dare un’immagine di me confusa e dispersiva.
Come effettivamente sono. Ma almeno su internet posso fingere di essere altro? Tipo domani potrei farvi credere che sono una di quelle palle con la neve solo perché mi è uscita la forfora.
E allora…
Il capo che mi induce ad acquistare un cellulare identico al suo solo perché gli spieghi come funziona è abuso di potere?
E perchè si chiamano Cavolini di Bruxelles se in Belgio poi non li vendono?
Operatori di call center che ti rispondono arriVEDERCI: parliamone!
Una volta sul canale ITALIA83 (???) ho visto Robbie Williams che cantava White Christmas insieme a un coro di uomini che indossavano orribili giacche verdi e che gli facevano il verso da dietro. Me lo ricordo perché è’ stato il momento più divertente di tutta la giornata.
Del resto se ti ecciti come un bambino quando il tuo capo compra una spillatrice nuova è segno che qualcosa non va.
Ma ogni cosa è relativa.
Mi è preso un colpo invece quando tra le tendenze mondiali di Twitter ho letto Renzo Bossi per poi scoprire che si tratta fortunatamente solo di insulti.
E il tizio che voleva vendermi le graffette a forma di animali? Quando gli ho risposto che preferisco i post-it è rimasto scandalizzato “ah! Questa tecnologia…”
E per ultimo ma non per questo meno importante mi rivolgo a te, utente che ogni settimana apri Google e raggiungi il mio blog tramite la ricerca “vasco rossi + nebbie morg”: illuminami sul perché di questa associazione! Mostrati! Fatti avanti!
ps. ve lo ricordate l’omino dei giornali? E’ tornato!
sabato 25 febbraio 2012
C’era una volta Mario Bianchi…
E’ più forte di me, ogni volta che vedo in tv questo spot della Oral-B non posso fare a meno di pensare perchè, con tutti i nomi maschili che ci sono al mondo, abbiano scelto ENRICO MARIA!!!
mercoledì 23 novembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
La posizione
O meglio la ricerca infinita di quella condizione che ti mette in pace con il mondo ma soprattutto col mal di schiena e le molle del materasso.
L’idea per il post mi è venuta stamattina mentre mi rigiravo nel letto (ma và?) e vi dirò non c’è cosa peggiore del ricercare la posizione giusta quando si è influenzati: hai tutte le ossa spezzate e il naso così sensibile al minimo spostamento d’aria che appena ti giri cominci a starnutire.
Ho sempre invidiato gli uomini che riescono a dormire a pancia in giù ma non saprei proprio dove mettere le tette: ho provato a disfarmene, giuro, ma non ci sono riuscita!
Da piccola la mia posizione preferita era la cosiddetta “fetale”; secondo la psicologia moderna è sinonimo di timidezza, definizione in cui mi ci ritrovo abbastanza…ma è anche vero che mi mettevo in quella posizione per trattenere quanto più calore possibile dato che sono un pò freddolosa. Avete presente il cappotto arancione di Kenny di South Park? Ecco, io vivrei imbacuccata in quel modo per l’eternità.
Ma col tempo ho cominciato ad assumere pose…diverse!
Complici i primi dolori reumatici (!!!) ho scoperto che mi piace molto dormire a pancia in su (sinonimo di estroversione, menomale l’università è servita a qualcosa!) e con un braccio sugli occhi e non perchè mi dia fastidio la luce ma perchè lo trovo comodo! Lo so, ho un concetto di comodità tutto mio ma riesco ad addormentarmi solo così……per poi svegliarmi appena 15 minuti dopo o perchè mi si è congelato il braccio o perchè mi si è intorpidito! E lì scatta la ricerca infinita.
Invece ultimamente il mio problema è la posizione dei piedi: finisce che li metto sempre accavallati o incrociati ma lo trovo scomodo da morire e se provo a separarli dopo 5 minuti questi ritornano nella posizione di prima quasi fossero dotati di vita propria.
Ma il vero problema è quando si è in due: non so per quale motivo ma va a finire che dormo sempre su di un fianco anche con un letto largo 4 metri a disposizione e la possibilità di fare l’angelo come sulla neve!
E non dimentichiamo il partner:
- c’è quello che se ne frega e si mette buono buono nella sua metà e ti lascia dormire in pace;
- c’è quello rompicojoni che pretende da te una qualche assurda posizione che s’incastri perfettamente con la sua;
- e c’è quello perfetto che dorme allo stesso modo in cui dormi tu (va da sè che le due posizione s’incastrino perfettamente senza sconvolgere gli equilibri di nessuno).
Ecco l’ultimo ancora non mi è capitato d’incontrarlo o forse si ma non abbiamo fatto in tempo a testare alcun letto, ma se a qualcuno venisse in mente di chiedermi di uscire controllate prima l’elenco qua sopra prima di telefonarmi.
Au revoir
venerdì 21 ottobre 2011
L’insopportabile visualizzazione del post
Ho scritto 3 pezzi e non sopportavo più di vederli tra le bozze perciò ho deciso di toglierli di mezzo. Non nel senso di cancellarli ma nel senso di pubblicarli. Anche se non mi soddisfacevano. Come quando prepari dei biscotti che ti riescono male e non sono così colorati e carini come prometteva la ricetta ma hai impiegato così tanto tempo per farli che anche se brutti decidi di metterli a tavola ugualmente.
Per poi pentirtene appena vedi le espressioni scettiche dei commensali.
Ho questo problema: non riesco a liberarmi del superfluo. Il mio armadio sembra un deposito outlet delle passate 20 stagioni. Quando sto lì lì per gettare qualcosa penso che fra 10 anni potrebbe tornare di moda e lo metto da parte. Ed ecco che si crea la pila di capi che io per prima detesto.
Devo imparare ad essere più selettiva, ma non credo rientri nel mio DNA.
lunedì 10 ottobre 2011
Quando si dice ‘beata innocenza’?
- Mentre sfoglia un depliant per avvocati: “posso andare anch’io a fare l’esame da avvocato?”
- “I libri (dei compiti per le vacanze) lasciamoli qui (in ufficio) così se fanno una rapina se li portano via!” (risposta del capo “E tanto te li ricompro che me frega a me”)
- Assorto davanti alla bilancia pesa-pacchi: “Posso pesare le mie chiappe?”
giovedì 23 giugno 2011
Farfalle nei suoi occhi e lo sguardo da assassina
Mai toccare loro le ali. Ne morirebbero. E con esse la libertà. L’equilibrio. Ma soprattutto i cambiamenti e la rinascita.
Simbolo di trasformazione. Iniziano la loro vita strisciando per librarsi poi in aria portando con sé i colori dell’arcobaleno.
Solitarie, non vivono per cibarsi e invecchiare, ma solo per amare.
I Maya credevano fossero gli spiriti dei defunti venuti a visitare i loro cari ancora in vita.
E se ne vedi una poggiata sul tronco di un albero vuol dire che sta arrivando la stagione delle piogge.
Per Rabindranath Tagore la farfalla non conta gli anni ma gli istanti e per questo il breve tempo di vita le basta per cogliere la fuggevolezza dell’esistenza che va vissuta come eterna.
Per Erri De Luca invece il battito scandito delle sue ali rappresenta il peso della morte sull’anima.
Il 29 dicembre 1979 il fisico Edward Lorenz presentò alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science una relazione in cui ipotizzava come il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. L’insolita quanto suggestiva relazione diede il nome al cosiddetto butterfly effect, effetto farfalla. Ma cosa c’entra “il battito d’ali di una farfalla”? Ebbene, lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, per esempio la morte di un uomo, un anno dopo, a causa di una valanga… oppure la sua salvezza. (fonte http://www.megliopossibile.it/)
lunedì 6 giugno 2011
Habemus mal de capa…
mercoledì 1 giugno 2011
Ho fatto un patto con le mie emozioni
Ok, forse non proprio così. Ma dico io, proprio ora che sto tizio è arrivato a 60 anni e sta più di là che di qua dovevo cominciare ad apprezzare le sue canzoni?